Il Nuovo Friuli 2004

La voce slovena del rock
Tinkara Kovac e una venticinquenne di Capodistria, ha studiato a Trieste e si e diplomata al Conservatorio Tartini e oggi e una dei personaggi piu famosi della scena rock della Repubblica d'oltreconfine. Con una particolarita: canta in lingua, la sua e una storia davvero singolare.
Dopo un concerto di TinkaraKovac indugia nell'aria un'emozione che fatica a dissolversi. Perché Tinkara e l'intelligenza del rock infiammata da una passione difficilmente contenibile. La ragazza di Capodistria non ha ancora compiuto 25 anni, ma ascoltarla e un'emozione nuova. Perché dietro alle sue ciglia nere e lunghissime e ben oltre la sua bellezza fuori dal comune, occhieggia una straordinaria maturita di pensiero e artistica, una preparazione culturale che la rende unica nel panorama musicale internazionale. Che gia la coccola e la reclama, affiancandole nei concerti nomi della caratura di Carlos Nunez, Mike Peters, Paul Millns, Dan Lavery e gli italici Massimo Bubola e Tolo Marton. La sua e una storia avvincente. Un giorno Bojan Adamic, una leggenda nel panorama della musica d'autore slovena, la noto e scrisse un brano per lei. Ed ebbe inizio il mito. Aveva soltanto 10 anni e cantava da quando ne aveva quattro.
Dov'e quella bambina ora? "La collaborazione e l'incontro con il compianto maestro Bojan Adamic - risponde Tinkara - sono stati dei momenti indimenticabili per me. Lui scelse me e la mia voce tra decine di altre nel coro della scuola in cui cantavo, dove l'insegnante non ne voleva sentire parlare di farmi cantare le parti soliste, diceva che la mia voce era assolutamente inadatta. Il maestro Adamic si entusiasmo tanto che per parecchio tempo insistette affinché io diventassi una specie di Shirley Temple slovena, ma cio avrebbe significato trasferirsi dal litorale a Lubiana ed entrare immediatamente nel mondo dei teatri e degli spettacoli. Tutto sommato, ripensandoci, oggi sono grata ai miei genitori per aver scelto di "far giocare almeno ancora un po' la bambina"".
Cosa le ha lasciato nell'anima la sua citta? E' molto affascinante la leggenda secondo la quale Koper, Capodistria, che nei secoli addietro si chiamo anche Capris ed Aegida, sia stata il punto in cui sbarcarono gli Argonauti, quelli di Giasone e del Vello d'oro. Comunque io non credo di sapermi immaginare la vita senza il mare. Forse questo ponte tra mondi ed etnie diverse e un po' una cosa speciale: gli sloveni sono spesso caratterizzati da un'operosita molto germanica, quasi da un'ossessione per il lavoro. Anch'io sono germanicamente precisa e meticolosa, ma forse, come la gente qui sul litorale, temperata da una vivacita latina. E dal gusto per il vivere bene, e per lo spirito artistico delle cose belle.
Cosa sognava quando frequentava il liceo linguistico France Preseren, a Trieste? Mi ricordo che dormivo molto poco, cinque ore a notte, perché mia madre mi svegliava alle 5 con una caraffa intera di caffe, cosi potevo ripassare le ultime cose di scuola, visto che passavo i pomeriggi al conservatorio, che frequentavo in contemporanea, oppure a prove con una cover band di cui facevo parte, e quindi rientravo sempre la sera tardi. Mi sembra evidente percio che gia allora i miei progetti erano quasi tutti musicali, e quindi nei weekend non trovavo praticamente mai il tempo o la voglia di frequentare festini liceali, bar e via dicendo. In quanto ai dischi che ascoltavo, ero affascinata dalla musica di Gil Evans, e come sempre andavo in estasi sui dischi dei Pink Floyd. Comunque non ero una marziana, sentivo anche Vasco e Zucchero, e sono andata a vederli in concerto. Ho visto anche Ramazzotti, ma gia allora non mi convinceva.
Qual e il suo rapporto con "la parola"? Per me la parola e le parole sono importantissime: mi piace leggere, di tutto, dai romanzi di Isabel Allende ai fumetti di Topolino, dai classici russi di Dostojevski alle riviste di musica come Rolling Stone o Q. Mi ricordo e memorizzo vividamente certe frasi o espressioni di persone che sento parlare, che incontro o che vedo in tv, o sento alla radio. Io penso che piu parole uno conosce, piu ha la capacita di articolare i suoi pensieri, di descrivere le sue emozioni. Nelle canzoni, ma anche nella vita di tutti i giorni. Con la parola, certe emozioni si materializzano, in un certo senso. Mi pare che Cesare Pavese una volta abbia detto che non poteva scrivere delle rocce lunari, se non le aveva mai viste da vicino. Io penso lo stesso riguardo alle parole nella mia musica, ai miei testi, ed e per questo che nel corso dei miei quattro album i testi sono diventati a mano a mano sempre piu miei, personali, e oggi so di cantare in prima persona le parole che descrivono a modo mio quello che provo e quella che sono.
Da cosa nasce questa sua esigenza di radicamento che la porta a cantare il rock in sloveno? Non e una presa di posizione patriottica o uno sventolare di bandiere. Io credo fermamente che dimenticare le proprie radici, o vergognarsene, e rinnegare la propria identita non sia mai una cosa saggia da fare, e credo non sia neanche sinonimo di grande intelligenza o sensibilita. Io so che non vorrei mai fare le valigie per ripartire da capo, fingendo che tutto il lavoro fatto finora non esista, nemmeno se mi offrissero un contratto discografico vantaggiosissimo e ricchissimo oltreoceano. Non mi va di entrare dalla porta posteriore per farmi assimilare da una cultura piu forte in quanto piu numerosa, e sperare di trarne successo.
Cosa significa? Questo mio ultimo album, "O-range", per esempio, la mia casa discografica (la Dallas Records, che e il ramo sloveno del gruppo Emi/Virgin) lo proporra o lo sta proponendo anche all'attenzione delle case discografiche corrispondenti e consociate all'estero, anche in Italia. Percio esiste una "international version" del disco, con la stessa copertina e grafica, lo stesso ordine dei brani, le stesse canzoni. Due sono gia in inglese anche nella versione originale dell'album, un brano e strumentale, ed abbiamo registrato una versione cantata in inglese di altre quattro canzoni e "Spezzacuori" anche con il testo originale, in italiano, di Massimo Bubola. Ma quattro sono e rimarranno in sloveno, e cosi sara anche se qualcuno volesse pubblicare l'album in Colombia o in Australia. Noi accettiamo ed assorbiamo ogni giorno brani in inglese di cui alle volte neanche capiamo il testo, il mercato internazionale ci ha abituato a questa legge. Io credo che sia giusto e intelligente metterle un po' in discussione queste leggi, o almeno evitare che diventino un dogma. Anche per questo in "O-range" ho degli ospiti importantissimi da tutto il mondo, da Massimo Bubola a Carlos Nunez, o Mike Peters degli Alarm, o Dan Lavery dei Tonic, o Tolo Marton dal Veneto.
Crede che il suo rock possa essere considerato in qualche modo una forma di poesia? Penso che i grandi autori della storia del rock, indubbiamente, abbiano fatto e facciano della poesia, spesso anche piu vissuta e tridimensionale di alcuni poeti. Quindi, spero di si.
Dove e nato il sentiero che l'ha condotta fino qui ? Ho passato quattro anni al conservatorio di Trieste, di cui tre di studio effettivo, e tra i molti insegnanti bravi di quel periodo io penso di dovere della riconoscenza a Luisa Sello, professoressa di flauto, che mi ha aiutato a raggiungere molto velocemente i miei obiettivi e a liberarmi delle costrizioni della tecnica, sentendomi libera di interpretare e sperimentare. E poi ricorderei anche la professoressa Gerardi, che insegnava storia della musica, e da cui ho imparato molto. Magari a qualcuno sembrera strano passare dalla preparazione accademica, classica, al rock, ma non credo sia una cosa proibita o scandalosa. E poi ho suonato tanto, ho ascoltato tanto, ho provato e ho analizzato cosa facevo e cosa sentivo, e ho scelto la mia strada da sola.
Lei ha portato il rock nel tempio della tradizione slovena, il Cankarjev Dom. Cos'ha significato questo? Non sono stata la prima artista slovena a suonare rock o pop al Cankarjev Dom, che un po' come la Royal Albert Hall in Inghilterra. Quest'anno, con la mia band, Paul Millns e Massimo Bubola come ospiti, il 30 marzo ho presentato in anteprima O-range. Siccome questi sono artisti piu anziani di me e di stampo cantautorale, io oggi guardo alla mia presenza sul prestigioso palco del Cankarjev Dom come a un attestato di fiducia nelle mie capacita. Certo, ogni anno un po' ci sgridano per aver fatto sempre quello che loro chiamano "il concerto con il volume piu mostruoso".
"Med zemljo in zrakom", overo "Tra terra e cielo", e considerato il manifesto del suo ultimo cd. Sembra quasi il riassunto di tutta la sua vita... A questo brano ci tengo perché parla di me molto direttamente e incarna il suono della mia band e della musica che mi piace. Comunque, letto cosi, questo danzare tra terra e cielo sembrerebbe qualcosa di piacevole, di simpatico, ma io in realta vedevo questo spazio immaginario come una specie di fluttuare nel vuoto, dove pian piano ti manca l'aria. Come un "limbo", come direbbe Paul Millns. Nel ritornello canto "vivevo sospesa tra terra e cielo / messa di fronte al muro dei miei sogni... but baby, now I'm fine". Ed e questo che da forza a me e a O-range: "I'm fine", sto bene.
Angelo Floramo
Datum objave 1. oktober 2003 
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